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"Un network multidisciplinare che guarda all'est"

Norberto Milani, 54 anni, professore di zoologia a Udine, esperto di api e Varroa, è uno dei quattro consiglieri di Eurbee ed è stato uno dei più infaticabili organizzatori del convegno. “Quando accettai non pensavo a un impegno così gravoso – scherza - credevo che in un congresso europeo sarebbero venuti un centinaio, al massimo centoventi ricercatori”. E invece Eurbee ha raddoppiato le sue aspettative, attirando scienziati da tutta Europa, ma anche da nazioni distanti come Sudan, Brasile, Stati uniti, Uruguay.

Prof. Milani, perché creare una rete di scienziati che si occupano di api e apicoltura?
Esistono parecchi network di gruppi di ricerca ed Istituti che attualmente lavorano sull’ape, ma essi tendono ad essere settoriali. Uno si interessa esclusivamente di impollinazione, l'altro di lotta alla Varroa, e così via. Abbiamo voluto prima di tutto portare assieme persone con competenze diverse, per promuovere una maggiore collaborazione interdisciplinare: in EurBee si troveranno specialisti di apidologia, interessati a ricerche di base o ad aspetti applicativi, ma anche chimici, genetisti, esperti di insetti sociali.
Con la stretta collaborazione tra ricercatori di Eurbee sarà possibile condurre ricerche integrando competenze e specializzazioni complementari, o anche condividere i protocolli di ricerca, in modo da avere immediatamente la controprova dell’efficacia di certi interventi.

Eurbee nasce a pochi mesi dall’allargamento dell’Unione europea. L’Ue guarda politicamente ed economicamente a est. E la ricerca?
I ricercatori del settore vengono prevalentemente dall’Europa occidentale. La nostra ambizione era quella di portare a Udine almeno un rappresentante per nazione di tutte gli stati europei, in modo che nel futuro potessero a loro volta diffondere nelle proprie comunità scientifiche informazioni riguardo a questa iniziativa. Abbiamo voluto unire l'Europa dell'est a quella dell'ovest. Ce l’abbiamo fatta, con l’eccezione di Moldavia, Bielorussia e qualche paese baltico. C’è stato un grosso sforzo, anche finanziario, per tenere basse le quote di partecipazione e gli alberghi: volevamo avere più gente possibile, anche da quei paesi che non si possono permettere grandi cifre.

Vi siete rifatti a qualche modello?
A quello tedesco: in Germania esiste una Comunità di lavoro (Arbeitgemeinschaft der deutschen Bieneninstituten) che riunisce tutti gli istituti che lavorano sull’ape e che fa un meeting ogni anno - nella tredicesima settimana dell'anno - ormai da oltre cinquant'anni. Devo dire che l'integrazione esistente fra questi istituti è da prendere ad esempio, in primo luogo per noi italiani, ma in generale per tutti gli europei.

Nel convegno è risaltata la presenza di molti giovani…
La nostra speranza è che in futuro ne vengano ancora di più. La ricerca dà i suoi frutti in molti anni. E’ importante coinvolgere fino da ora i giovani in modo da avere forze nuove che in futuro che sappiano collaborare tra diversi istituti di ricerca, tra diverse nazioni, tra diverse culture, in modo da ricostruire una vera comunità di lavoro fra gli studiosi che si occupano di api in Europa.

In un’era fatta di internet e connessioni veloci, ha ancora senso riunirsi in un unico luogo per discutere?
Io credo che la conoscenza personale sia il cardine di qualsiasi collaborazione. Se io lavoro con una persona non è perché possiede l’e-mail, ma perché conosco il suo viso e so che è affidabile, conosco le sue capacità e così via.

Un’iniziativa come Eurbee è importante anche per gli apicoltori?
Certo. Ovviamente non ci si deve aspettare che ogni avanzamento della scienza si rifletta automaticamente sulla conduzione dell’apiario. Quello che la scienza di base scopre adesso, avrà un'applicazione forse fra 20 anni, ma anche perché l'applicabilità di una scoperta è condizionata dalla mancanza di conoscenza in campi affini. Eurbee mette in comunicazione competenze diverse e potrà accelerare questi tempi, facendo in modo che si risolvano i problemi più rapidamente di quello che avviene oggi.