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Pollini, punture e allergie

Le api trasportano nell’aria il polline delle piante dai fiori vistosi, ma nell’alveare finiscono anche i pollini delle piante che si affidano al vento, le anemogame. Questi pollini, prodotti in gran quantità, possono provocare allergie in soggetti deboli. Capire cosa vola in aria permette quindi di ottimizzare prevenzione, controlli clinici e terapie. Per spiegare come valutare il rischio l’INA ha organizzato il seminario “Aerobiologia e allergologia(16 dicembre 2005).

I pollini delle piante anemogame - ma anche tutto il particolato atmosferico, dalle particelle carboniose alle spore fungine - possono provocare numerosi effetti negativi ai beni artistici, alle coltivazioni e, non ultimo, alle persone. Si stima infatti che il 20 – 25 per cento della popolazione italiana soffra di una qualche forma di allergia da pollini che possono procurare dagli occhi gonfi, agli starnuti, all’asma fino al rischio estremo dello shock anafilattico.

Chi tasta il polso dell’atmosfera per capire cosa vola nell’aria? Lo ha spiegato ai melissopalinologi italiani (gli esperti dei pollini del miele) Luisa Forlani, biologa dell’Università di Bologna, intervenuta con Daniela Cagnetti, allergologa, nel seminario organizzato all’INA.

“Dal 1985, in Italia esiste un sistema in evoluzione che riesce a fotografare le sostanze che provocano allergie”, ha spiegato Luisa Forlani. E’ la RIMA, la rete di monitoraggio degli allergeni (attiva da febbraio ad ottobre) che si sviluppa in 70 centri in tutta Italia, in molti nodi regionali e un nodo nazionale di elaborazione dati istituito presso l’Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Cnr (ISAC – CNR) di Bologna, dove ha sede l’Associazione italiana di Aerobiologia.

L’apparecchio principe utilizzato nel monitoraggio aerobiologico, che si occupa di pollini e spore, è il campionatore volumetrico di Hirst, un sofisticato imbuto che posto a 15-20 m di altezza (lo si posiziona in genere sugli edifici), con una pompa elettrica riesce ad aspirare 10 litri di aria al minuto e a far aderire pollini e spore su un nastro. Lo studio dei tratti del nastro riesce a svelare quali sostanze microscopiche girano in aria, con una risoluzione settimanale.

La comprensione del rischio deve essere per forza di cose multidisciplinare. In ogni centro di monitoraggio, infatti, i dati vengono vagliati da un biologo e da un medico. Il palinologo osserva il nastro al microscopio ottico, conta e classifica i pollini, il medico ne valuta il potenziale allergico.

I dati vengono poi inviati a Bologna, dove vengono comunicati (ogni mercoledì), tramite un Bollettino ufficiale. Il “calendario pollinico” (ripartito in Italia del Nord, Centro, Sud e isole) è facilmente leggibile ed è disponibile presso le farmacie o sul televideo.

”Le allergie tra gli italiani stanno aumentando – spiega Daniela Cagnetti che con Forlani sta conducendo un’indagine epidemiologica – e sono molti gli allergeni che ci sono in aria”. In Italia la parte del leone la fanno i pollini delle graminacee, ma vi sono abbondanti quantità primaverili anche di urticacee e oleacee (olivo nel Sud e frassino nel Nord). ”E chi ha nemici in aria, può trovare nemici anche sulla tavola”, continua Cagnetti.

Infatti le stesse sostanze che possono sviluppare una reazione allergica per inalazione, possono recare disturbi anche per ingestione. Per quanto riguarda il settore apicolo, gli unici mieli che possiedono pollini allergenici sono quelli di girasole e di cardo. Un rischio moderato anche per l’acero, il castagno e l’eucalipto. Il consiglio è quello di sottoporsi subito ai test allergenici per poter gustare senza preoccupazioni il “nettare degli dei”.

La seconda sessione dell'incontro è stata dedicata alle allergie al veleno da imenotteri.

Anche se le statistiche di mortalità sono eccezionalmente basse, l’allergia al veleno di imenotteri infatti è considerata un problema importante per il settore apicolo. Si stima infatti che il 38 per cento degli apicoltori italiani mostri sensibilità nei confronti del veleno d’ape, contro una percentuale che oscilla tra il 15 e il 29 per cento nella popolazione adulta italiana.

I numeri della sensibilità alle punture, riportati da Daniela Cagnetti e che derivano da test cutanei condotti nei centri specialistici, parlano di rischio anafilassi per lo 0,3-7,5 per cento degli adulti. Per gli apicoltori questa percentuale si innalza fino al 43 per cento.

Il rischio per gli operatori del settore deriva dal fatto che essi sono maggiormente esposti alle punture delle api e ai suoi antigeni, le sostanze che risvegliano il sistema immunitario (per il veleno d’api l’antigene più importante è la fosfolipasi A2). In questa maniera gli apicoltori accumulano una grande quantità di anticorpi (immunoglobuline E) che, se normalmente servono a neutralizzare l’antigene, in condizioni di eccesso di sostanze possono sviluppare una massiva liberazione di molecole infiammatorie che scatenano la reazione allergica fino alla sua più estrema conseguenza: l’anafilassi.

I sintomi dell’anafilassi, che nella sua manifestazione più grave può portare anche alla morte, sono distinti in quattro livelli (classificazione di Ring):

1. formicolio, senso di calore al capo e alle estremità, orticaria-angioedema.

2. rinite, difficoltà respiratoria, prurito alla lingua e al palato, alterazioni della voce, edema della glottide, asma, vomito, diarrea, ipotensione, tachicardia e aritmia.

3. shock anafillatico e perdita di conoscenza

4. arresto cardiaco e respiratorio

La percentuale di mortalità legata alle punture di api è comunque - secondo Cagnetti - molto bassa (0,03 – 0,48 decessi /milione di abitanti all’anno) e la gravità della reazione è individuale e dipende da moltissimi fattori, non ultimi il luogo, clima e la temperatura. Per il veleno d’api si parla dunque di rischio, e non pericolo.

Ma c’è una buona notizia per gli apicoltori. Secondo Cagnetti, gli immuoallergologi si stanno orientando a ritenere che 50 punture all’anno possano offrire buoni effetti protettivi all’organismo.

Coloro che sono maggiormente esposti dovrebbero in ogni caso dotarsi di farmaci di emergenza: antistaminici, cortisone e di autoiniettori di adrenalina termostabile, il farmaco salvavita per il trattamento acuto dell'anafilassi. Pur essendo l'uso di queste siringhe molto facile, è necessario farsi spiegare dettagliatamente dal medico le modalità d'impiego.

Il vaccino contro il veleno di api è consigliato solo se vi sono gravi fattori di rischio o siano avvenute reazioni importanti.

(20/12/2005)