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Aethina tumida: the African small hive beetle

Relatore: Prof. Gerald Kastberger (Università di Graz, Austria)

Bologna, 26 giugno 2003

a cura di Cecilia Costa

 

 

Scopo del seminario era approfondire le conoscenze su quello che in inglese è chiamato "small hive beetle" (piccolo coleottero dell’alveare), il parassita che negli ultimi anni sta rappresentando negli Stati Uniti un problema più grave della Varroa, Aethina tumida.

L’argomento è stato introdotto con una nota del Dr. Marco Lodesani riguardante una recente riunione tenutasi a Bruxelles e a cui l’Italia era rappresentata dal Dr Franco Mutinelli dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, da cui dovrebbe derivare il divieto di importazione in paesi membri dell’Unione Europea di pacchi d’api, allo scopo di prevenire l’introduzione del temibile parassita.


La parola è dunque passata al Prof. Kastberger che ha voluto subito porgere al pubblico due scuse: la prima per non conoscere bene l’italiano e la seconda per non essere riuscito a portare la versione finale del film-documentario su Aethina da lui realizzato. Con ciò ha colto l’occasione di lamentare i notevoli problemi burocratici (e non solo) incontrati nel reperimento dei finanziamenti necessari alla realizzazione del documentario.

Il seminario si è quindi svolto secondo il seguente schema:

- cenni di biologia del Coleottero;
- importanza del Coleottero (presenza su Internet);
- visione e commento del primo montaggio del film
-documentario;
- domande e discussione.

 



Cenni di biologia
La collocazione sistematica di Aethina tumida è nella famiglia Nitidulidae (Coleoptera, Polyphaga). Tale famiglia comprende 2600 specie, di cui 290 presenti in Europa, tra le quali alcune morfologicamente molto simili a A. tumida, come il coleottero della colza (Meligethes aeneus) che nelle forme giovanili, nutrendosi degli apici vegetativi, può provocare danni alla pianta, mentre gli adulti che si nutrono di polline e nettare risultano innocui. In generale però questi insetti non hanno una preferenza alimentare specifica al di là di soddisfare le alte esigenze proteiche. A. tumida infatti trova nell’alveare un’abbondante fonte di elementi proteici rappresentati dal polline e dalla covata, ma può nutrirsi anche di frutti ad alto contenuto proteico.

A. tumida è originaria dell’Africa sub-sahariana ed è diffusa in particolare nell’Africa meridionale dove convive pacificamente con le specie africane di Apis mellifera, la capensis e la scutellata. Questa convivenza è possibile grazie al particolare comportamento migratorio delle api africane: quando il livello del parassita nell’alveare supera una certa soglia l’intera colonia migra alla ricerca di un altro nido.

La parassitizzazione inizia quando almeno una coppia di coleotteri penetra all’interno dell’alveare: la femmina può deporre fino a 500 uova al giorno e le larve nascono dopo 1-2 giorni. Queste iniziano subito a nutrirsi voracemente di polline e covata, scavando gallerie nella cera e provocando la fuoriuscita del miele dalle celle. Tale fenomeno rappresenta un tipico sintomo di parassitizzazione da parte del Coleottero. La strategia di contenimento che le api possono attuare è la rimozione delle uova prima che schiudano: se non ci riescono il numero di coleotteri cresce esponenzialmente fino al collasso dell’alveare o all’abbandono da parte delle api. Quando la larva di A. tumida raggiunge l’ultimo stadio di sviluppo si dirige verso l’esterno del nido e si lascia cadere a terra per impuparsi nel suolo. Questa caratteristica del ciclo biologico è il motivo per cui A. tumida è maggiormente diffusa in zone con terreno sciolto (limoso o sabbioso), anche se il Prof. Kastberger pone il dubbio che il Coleottero possa anche completare il ciclo all’interno dell’alveare.

Importanza di Aethina tumida su Internet
Il Prof. Kastberger ha voluto evidenziare l’importanza dei problemi posti all’apicoltura americana dal piccolo Coleottero dell’alveare tramite l’analisi dei siti Internet: effettuando una ricerca con i termini "small hive beetle" compaiono circa 4 mila pagine! In esse, prevalentemente di origine americana, si trova ogni sorta di notizia, dagli areali di diffusione del parassita a come prevenirne l’introduzione, dal ciclo biologico ai mezzi per combatterlo. Se ne trova notizia su siti ufficiali di enti agricoli, di associazioni di apicoltori, di istituti di ricerca, di privati cittadini e da tutte queste pagine, contenenti notizie esatte ed inesatte, vere e false, traspare chiaramente l’entità del problema, soprattutto a causa dell’inefficacia di tutte le tecniche di lotta finora attuate.

Il film-documentario su Aethina tumida
Il Prof. Kastberger, etologo con la passione delle riprese naturalistiche con la telecamera, si era interessato ad A. tumida per un particolare comportamento riscontrabile nelle razze africane di A. mellifera nei suoi confronti: la nutrizione di coleotteri adulti da parte di api nutrici all’interno dell’alveare. La nutrizione diretta del proprio parassita è un fenomeno conosciuto in natura (effettuato da alcune specie di formiche), ma abbastanza raro e difficile da filmare. In seguito il professore era venuto a conoscenza delle devastanti conseguenze dell’accidentale introduzione del Coleottero negli Stati Uniti e, anche su suggerimento del presidente dell’associazione apicoltori austriaco, ha deciso di produrre un documentario di 30 minuti rivolto al mondo apistico.

Nel film sono presenti riprese relative alla biologia del Coleottero nell’areale africano di origine e negli Stati Uniti, dove scene devastanti incutono orrore: apicoltori ignari aprono gli alveari e trovano i favi completamente distrutti, laboratori di smelatura con il pavimento ricoperto da uno strato di larve di Aethina tale da formare un tappeto bianco, ispettori apistici che scavano un terreno trattato con insetticida e raccolgono migliaia di pupe… Ci sono interviste ad apicoltori, tutti concordi nel sostenere che questo parassita è più temibile della varroa e che la diffusione sia avvenuta tramite pacchi d’api.

Il Prof. Kastberger ha fatto, però, notare come sia stata anche la natura dell’apicoltura americana, strettamente legata al servizio di impollinazione e quindi caratterizzata da uno spiccato nomadismo, a contribuire alla diffusione del Coleottero attraverso il paese.

Nel corso degli anni ‘80 gli apicoltori americani sono stati assediati da tre problemi interconnessi: l’arrivo della varroa, che causando ingenti perdite di alveari ha favorito il commercio di pacchi d’api e di regine sia all’interno degli Stati Uniti che dall’esterno; la diffusione negli USA di A. tumida, introdotta accidentalmente attraverso carichi di frutta o pacchi d’api, o - ipotesi non da escludere - nel candito delle regine, sicuramente sostenuta dall’incrementato commercio di pacchi d’api; infine, le api africanizzate arrivate in California e che, paradossalmente, sanno far fronte a Aethina. Forse l’unica speranza per sconfiggere Aethina sarà imparare a gestire le api africanizzate. Una triste prospettiva!

Il film si chiude con scene di apicoltura europea, in netto contrasto in confronto all’industria del miele e dell’impollinazione americana: apiari ed alveari curati, rispetto per gli insetti che pungono ma profumano, paesaggi bucolici da sogno.

Ci sono anche le interviste a due ricercatori del settore che sottolineano i rischi che corre anche l’Europa di accogliere il terribile Coleottero: le importazioni di api da paesi "contaminati" (tra cui anche l’Australia e l’Egitto) e le favorevoli condizioni del clima nel sud e centro Europa.

La scena finale si propone come icona della minaccia alla nostra apicoltura: un filare di cipressi che porta in cima ad una collina, un casolare, il paesaggio toscano che tutto il mondo ci invidia… ed in sovrimpressione un adulto di Aethina che percorre in diagonale, a tutta velocità, lo schermo.

Discussione
Numerosi gli interventi che esprimevano curiosità e costernazione. Ecco alcune delle domande poste al professore austriaco da parte del numeroso pubblico, costituito da ricercatori, veterinari ed apicoltori:

Sono stati fatti dei tentativi di combattere il Coleottero mediante l’utilizzo di trappole ai piedi dell’alveare, dato il comportamento geotropico delle larve nell’ultima fase di sviluppo?
Sì, un apicoltore mi ha raccontato di aver provato a catturare in questo modo i coleotteri ma la percentuale di cattura era troppo bassa per tradursi in un efficace mezzo di lotta.

Dato che questo coleottero è polifago, è possibile che arrivi in Europa attraverso il commercio di prodotti vegetali, in particolare con la frutta ?
E’ vero che Aethina tumida non è un parassita specifico dell’alveare e che può nutrirsi di materiale vegetale in decomposizione, ma è anche vero che ha un elevato fabbisogno proteico, che la frutta da sola non può soddisfare. Ci sono però opinioni discordanti su questo punto, è un’ipotesi che non può essere esclusa.

Sono stati fatti dei tentativi di controllo del coleottero con il metodo della confusione sessuale ?
Non per quanto io sappia. D’altronde la situazione degli istituti di ricerca nel settore apistico negli Stati Uniti è critica, hanno avuto notevoli tagli di fondi ed alcuni istituti hanno addirittura dovuto chiudere.

Durante la discussione è intervenuto il presidente dell’Associazione Apicoltori di Piacenza, che ha assicurato che se, per un malaugurato incidente, il coleottero dovesse arrivare in Europa, gli apicoltori metteranno in atto tutte le loro forze per impedirne la diffusione, ma che sarebbero veramente da condannare se fossero essi stessi, per ignoranza o incuria, i responsabili dell’ingresso del pericoloso parassita nei nostri paesi.

La giornata di lavori si è conclusa con l’invito agli apicoltori ad evitare, per quanto di loro competenza, ogni rischio all’introduzione del parassita in Italia e ai ricercatori ad informare e a diffondere le norme utili alla eventuale diagnosi precoce.