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VIII SIMPOSIO INTERNAZIONALE ICPBR

HAZARDS OF PESTICIDES TO BEES

Bologna, 4-6 Settembre 2002

Metodologie dei test e studi sugli effetti dei pesticidi sulle api

La seconda sessione del Simposio è stata dedicata alle metodologie e alle sperimentazioni degli effetti dei pesticidi sulle api. Sono stati presentati metodi sia di laboratorio sia di semi-campo e di campo, sia prove degli effetti di IGR (Insect Growth Regulators) sulla covata.

Il Dr. Axel Decourtye, del Laboratorio di Neurobiologia Comparata degli Invertebrati dell’INRA di Bures-sur-Yvette (Francia), ha illustrato il metodo, messo a punto dal suo laboratorio, per lo studio degli effetti dei pesticidi sul comportamento delle api. Il metodo, basato sul riflesso di estensione della ligula in risposta agli stimoli odorosi, permette di standardizzare le risposte comportamentali delle api inseguito al trattamento con pesticidi, evidenziando eventuali effetti negativi sui processi di apprendimento e memoria.

Il Dr. Andrea Schur, della GAB Biotechnologie GmbH di Niefern-Öschelbronn (Germania), ha invece illustrato un test di semi-campo messo a punto e sperimentato nell’anno 2002. Grazie all’utilizzo di mini colonie sperimentali, il metodo permette di valutare le condizioni sia degli adulti che della covata durante la sperimentazione.

Anche il Dr. Frank Bakker della Mitox Trial Management BV di Amsterdam (Olanda) ha descritto un test di semi-campo, che prevede l’utilizzo di mini colonie sperimentali standard (mini-beehives), poste all’interno di gabbie. La riproducibilità e la relativa semplicità di esecuzione, rendono questo test adatto per valutare gli effetti dei pesticidi in differenti scenari.

La Dr.ssa Helen Thompson della National Bee Unit di York (Gran Bretagna) ha invece illustrato i risultati di uno studio a lungo termine sugli effetti di due IGR (fenoxycarb e diflubenzuron) sulle colonie di api. Le colonie trattate con fenoxycarb hanno mostrato un rapido declino nel corso della stagione ed una riduzione della sopravvivenza delle regine nella primavera successiva, confermando quindi che la molecola, già tristemente nota anche in Italia per i suoi effetti sulle api, esplica un’azione sia a breve che a lungo termine sulle colonie. Il diflubenzuron ha mostrato invece un effetto negativo a breve termine sulla forza della colonia (numero di adulti e larve) ma un minore impatto a lungo termine e nessun effetto sulla sopravvivenza delle regine.

Il Dr. Mark Miles della Dow AgroScience di Wantage (Gran Bretagna) ha esposto i risultati di uno studio sugli effetti sulle api dello spinosad, un principio attivo di origine naturale. I suoi risultati mostrano che il principio attivo, altamente tossico in laboratorio, è però innocuo in prove di semi-campo e di campo, condizioni più vicine a quelle di reale utilizzo.

Il Dr. James Devillers del CTIS di Rillieux La Pape (Francia) ha proposto l’uso di modelli QSAR (Quantitative Structure-Activity Relationship) per predire la tossicità ambientale verso le api di molecole xenobiotiche, a partire dalla loro struttura molecolare. Questi modelli, già applicati allo studio della tossicità di molecole chimiche nei confronti degli artropodi, non erano mai stati utilizzati prima per le api.

Il Dr. Hans-Werner Schmidt della Bayer Leverkusen (Germania) ha illustrato l’uso di indici per la valutazione degli effetti dei pesticidi sulle api in condizioni di semi-campo e campo. L’utilizzo di tali indici permette la definizione di una soglia di pericolosità per i pesticidi, che risulta di grande aiuto nell’interpretazione dei dati di semi-campo e campo.

La Dr.ssa Edith Ladurner del DiSTA dell’Università di Bologna (Italia) ha invece presentato un nuovo efficace metodo, sviluppato in collaborazione con i ricercatori della Utah State University, per le prove di tossicità orale sugli adulti di ape, che risulta utilizzabile anche con gli adulti di due specie di apoidei solitari (Osmia Lignaria e Megachile rotundata), sui quali i tradizionali metodi di studio della tossicità orale non risultavano applicabili.

Il Dr. Selwin Wilkins della National Bee Unit di York (Gran Bretagna) ha infine presentato un lavoro sugli effetti sinergici di piretroidi e fungicidi verso le api, concludendo che talvolta questi ultimi possono aumentare la tossicità dei piretroidi, poiché ne riducono la repellenza nei confronti delle api.

Nella sessione poster vi sono stati 4 lavori riguardanti le metodologie dei test di tossicità o la valutazione dell’impatto di specifici principi attivi sulle api.

Il primo, presentato dal Dr. Stephan Schmitzer, della IBACON GmbH di Rossdorf (Germania), riguardava la metodologia dei test di tossicità acuta per contatto sulle api. In particolare l’autore si domandava se esista una differenza nell’applicazione della goccia di principio attivo sulla parte dorsale (come da attuale protocollo) o ventrale del torace dell’ape e se la dimensione della goccia, a parità di concentrazione di principio attivo, abbia un’influenza sugli effetti provocati. Dai risultati esposti, la parte ventrale del torace è risultata più sensibile di quella dorsale, mentre la dimensione della goccia non sembra influenzare l’effetto del principio attivo.

Un secondo poster, presentato dal Dr. Gino Angeli dell’Istituto Agronomico di S. Michele all’Adige (Trento, Italia), trattava invece della tossicità in laboratorio e in campo di due prodotti microincapsulati a base di fenitrothion e chlorpyrifos ethyl nei confronti dell’ape. Nelle prove di laboratorio i due prodotti sono risultati meno tossici, sia per ingestione che per contatto, dei corrispondenti principi attivi emulsionabili. Nelle prove di campo su Phacelia tanacetifolia la mortalità è risultata più bassa nelle prove in pre-fioritura, mentre durante la fioritura è risultata più alta a 48 ore dal trattamento. Le prove condotte in campo su melo hanno dato elevata mortalità e riduzione di produzione.

Il poster della Dr.ssa Helen Thompson, National Bee Unit di York (Gran Bretagna), metteva in evidenza l’importanza dello studio degli effetti subletali dei pesticidi, che non sono contemplati nei protocolli EPPO per le definizione dei rischi da pesticidi verso le api. Tra questi effetti vengono citate le anomalie morfogenetiche e di sviluppo delle larve e degli adulti, la fecondità e la capacità di produrre regine, il calo di longevità, le anomalie di bottinamento, di comunicazione delle fonti di cibo, di capacità di ritorno al nido e di riconoscimento tra consanguinei. Occorre studiare questi effetti subletali sia in laboratorio (e comprenderne le possibili conseguenze in campo), sia in campo e semi-campo, con osservazioni sull’attività e il comportamento della colonia e sugli effetti a lungo termine, come la sopravvivenza della colonia durante il periodo invernale.

Il poster presentato dal Dr. Dalibor Titera del Bee Research Institute di Libcice (Czech Republic) illustrava infine gli effetti dei trattamenti sulla colza con fipronil e chlorpyrophos nei confronti delle api, con particolare riferimento alla dinamica di decomposizione del principio attivo nelle piante trattate e nel corpo delle api.